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Archivio99: incontro nazionale archivi storici e memoria digitale

L’Archivio 68, storica realtià fiorentina ed il nascente Archivio99 promuovono un incontro nazionale degli archivi storici, politici e sociali italiani per portare l’attenzione sulla necessità di promuovere il patrimonio cartaceo accumulato ma anche di adeguare le proprie attività all’evoluzione tecnologica digitale.

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Un tetto sulla testa

Un “tetto sulla testa” e’ una cooperativa, con sede legale nel Comune di Firenze in via Aldini n°5, che si dedica all’autorecupero di edifici dismessi, di proprietà comunale, da trasformare in alloggi per coloro che non possono permettersi
un altro tipo di abitazione.
L’associazione culturale Inventati ha progettato e installato l’infrastruttura informatica e di rete
della loro sede, introducendoli nel mondo del software libero

http://www.untettosullatesta.org

info@untettosullatesta.org

OpenSim e mondi on-line

L’esperienza di interazione 3D attraverso la rete è solo agli inizi. In questi mesi abbiamo supportato, con qualcuna delle nostre risorse, la nasciata del progetto Opensim, progetto OpenSource per un server in stile SecondLife.

Potete seguire gli sviluppi del progetto, adesso supportato dal Linux Certification Institute, seguendo il diario di bordo:

http://www.opensim.it

Archivio99

Memoria e attivismo digitale

La battaglia di Seattle del movimento noglobal nel 1999 arriva dopo che in Italia si e’ già celebrato il primo hackmeeting, il primo raduno nazionale di coloro che coniugano la passione per la comunicazione telematica con la difesa della libertà d’espressione.

Da allora, modem e velleità rivoluzionarie di cambiamento dello stato di cose presenti sembrano cortocircuitare in Internet in un crescendo di siti contro-informativi pieni di storie e testimonianze documentate, prima attraverso testi poi, con l’evolversi (e l’abbassarsi dei costi) delle tecnologie anche audio e video-cronache.

Soprattuto per chi si occupa di difesa della libertà di espressione e della privacy, la matrice del Web si rivela essere un formidabile mezzo di comunicazione e di scambio di conoscenze. Solo in Italia sono migliaia i siti che, a partire dalla fine degli anni 90, hanno raccontato l’evolversi delle lotte sociali che hanno caratterizzato il movimento antiglobalizzazione a la sua onda lunga nazionale.

Passato l’entusiasmo delle prime ore (e dei primi anni) emergono anche i limiti del mezzo che fu scelto per descriversi e raccontarsi, senza dipendere dai mezzi Mainstream. La comunicazione digitale, mediata da Internet, si rivela incapace di incidere con i soli propri mezzi sull’avanzamento del controllo globale e della società del terrore ma anche estremamente volatile in termini di memoria storica.

Il Web ed Internet si confermano – come tutti i supporti digitali – facilmente riproducibili ma anche vulnerabili ad incidenti, sparizione ed inconvenienti di varia natura. Spesso è sufficiente non aggiornare un sito per qualche anno perchè diventi prima obsoleto, poi sconosciuto ed infine irraggiungibile.

Il risultato e’ che la storia di cio’ che ha realizzato il mediattivismo digitale, in Italia ma non solo, rischia di scomparire entro pochi anni a causa di fallimenti politici, interventi giuidiziari e difficolta’ economiche di chi potrebbe mantenere la propria parte di memoria a disposizone di tutti.

Se la storia dei movimenti degli anni ‘60 e ‘70 è facilmente consultabile attraverso archivi cartacei sparsi in tutta Italia il movimento post 1999 ed in particolare l’hacktivismo italiano corre il rischio di scomparire in un batter di ciglio o sovraccarico di corrente.

Siamo convint* che la memoria storica sia un valore sociale da difendere e costruire, a maggior ragione adesso, nell’era della volatilità dell’informazione riteniamo fondamentale dare una possiblità a quanto abbiamo fatto di non essere dimenticato o riscritto per sempre. Per questo diamo vita all’Archivio 99.

Siamo partiti costruendo un gruppo operativo ristretto, con riunioni redazionali sui criteri di selezione delle fonti, modalita’ tecniche di archiviazione e consultazione dei materiali, strategie per la replicazione, la sopravvivenza generazionale e le relazioni con associazioni, collettivi, biblioteche, centro di documentazione, università, istituzioni e fondazioni.

Saremo felici se qualcuno vorrà aiutarci nel gravoso compito estauro e conservazione digitale con le proprie risorse, le proprie intelligenze, le proprie prospettive.

L’obiettivo è quello di creare un Centro di Documentazione digitale, all’interno di un CED attrezzato, con il compito di scandagliare le migliori risorse in Rete sull’argomento e conservarle, utilizzando tecnologie opensource e standard aperti, facilmente replicabili, a basso costo, sempre accessibili e consultabili liberamente in forma gratuita.

Oggi vogliamo realizzare una prima grande pubblicazione dove saranno raccolti gli ultimi 10 anni di storia digitale delle lotte sociali.

Un domani, una pubblicazione annuale di cio’ e’ stato prodotto dal mediattivismo da consegnare ad archivi, biblioteche, collettivi disposti a collaborare in termini di risorse umane od economiche potrebbe essere la normale attivita’ dell’Archivio.

Da subito sperimentare un modello e condividere le tecnologie per fare storia in digitale, applicabile ad altri settori o luoghi, condannati dal pensiero dominante ad essere marginali e quindi soggetti ad alto rischio di oblio politico e culturale.

Il sito del progetto:

http://www.archivio99.org

Progetto di memoria e attivismo

L’associazione si presta, ancora una volta, a supportare un nuovo progetto di speriementazione culturale.

Questa volta ci occupiamo di memoria e attivismo digitale, per tentare di tenere traccia del patrimonio digitale di quanto è stato raccontato in questi ultimi 10 anni dalla rete.

Una descrizione del progetto la trovate qui:

Archivio99 WebSite

Laboratori informatici con Linux, scuole elementari e medie

Uno stumento ineludile

All’interno del progetto TuttInsieme si collocano gli insegnamenti dell’informatica
di base; il progetto, piu’ ampio, tocca svariate discipline e riguarda orari scolastici
ed extrascolastici di scuole elementari e medie inferiori del territorio fiorentino.
Una fascia di eta’ molto ampia in cui i livelli di approfodimento scalano dalle piu’
basilari fino all’utilizzo pratico degli strumenti offerti dai personal computer; l’unica
costante rimane la velocita’ di appredimento. In questo senso una nota va alla sempre
maggiore diffusione del computer e conseguenzialmente dei servizi on-line, dato
ampiamente riscontrabile nelle conoscenze degli alunni.
Le scuole hanno tutte o quasi un’aula informatica aggiornata sebbene siano carenti
numericamente le macchine a disposizione. La piattaforma utilizzata e’ ovviamente
windows; questo rende complicato il compito in quanto si accorciano le possibilita’
di avere o spremintare applicativi di natura diversa, dovendo mettere in conto
questo ulteriore acquisto. Da questi presupposti prendono slancio alcune delle finilita’
peculiari dell’associazione: la diffusione di software open source.
L’azione desidarata si ramifica in due rami, da una parte far conoscere le alternative
di software libero (software senza costi di licenze a cui e’ possibile aderire al loro
stesso sviluppo) per piattaforme proprietarie quindi sia windows che macintosh,
non di meno linux.
Dall’altra parte l’utilizzo nelle lezione di distibuzioni live di linux (sessione di linux
con sorgente cd-rom che utilizza la memoria ram) specifiche per l’eta’ scolare contenti
software sia per l’apprendimento basilare dell’utilizzo del computer
sia come supporto informatico per lo studio delle materie scolastiche.
In questo senso questo link apparira’ piu’ eloquente:

distribuzioni Linux live-cd utilizzate

Freeduc

Eduknoppix

Le ragionevoli distanze che ci riserbiamo di mantenere riguardano la compatabilita’
tra sistemi distinti, il resto non si discosta tanto da un corso classico in cui si
cerca di raggiungere le compentenze medie e attuali. Dall’elaborazione di testi alla
manipolazione delle immagini, fino a piu’ gettonati mezzi di comunicazione “virtuale”
come mail e navigazione web.

Scuole:

  • elementare Cesare Battisti
  • elementare Giacomo Matteotti
  • elementare Milite Ignoto
  • media inferiore Paolo Uccello
  • media inferiore Macchiavelli
  • elementare Duca d’Aosta

“L’irresistibile fascino di linux”
Linux Samba Dance

ACER TravelMate 220 Linux Kernel How-to

allora
il file .config va prelevato e spostato in /usr/src/linux.

basta un

mv .config /usr/src/linux/.config

questo significa che devi avere scompattato il tuo linux-2.4.19.tar.gz (lo prendi da qui: http://www.kernel.org/pub/linux/kernel/v2.4/linux-2.4.19.tar.gz), lo scompatti dentro /usr/src/ col comando tar -xzvf lin….
nella directory /usr/src. dovresti ottenerne una directory con i
sorgenti del kernel di nome linux. se si chiama linux-2.4.19 crei allora
un link simbolico di nome linux che punta a quella dir. cosi’:

user@tuamacchina:/usr/src# ln -sf linux-2.4.19 linux

cosi’ il comando che ti ho dato prima e’ sicuramente giusto.

poi.
entri nella dir linux dove hai messo il .config e digiti:

make menuconfig

ti compare la videata per la configurazione del kernel, tu puoi subito
dire di uscire e salvare le modifiche senza fare nulla, questo serve per
far creare il file makedep.h o config.h non ricordo, cmq e’ un file
necessario alla compilazione che viene creato dal comando “make
menuconfig”.
una volta effettuate queste operazioni puoi dare in /usr/src/linux/ i
comandi:

make dep bzImage modules modules_install

questo ti compila kernel e moduli, il kernel nuovo si chiama bzImage e d
i moduli te li installa in /lib/modules/2.4.19/ creando ex novo la dir
2.4.19 . lo fa questo comando in automatico, quindi non ti preoccupare
che sia gia’ presente in /lib/modules. al momento c’e’ quella del tuo
kernel corrente, che cmq ti conservi nel caso vada male qualcosa e tu
sia costretto ad utilizzare ancora il vecchio kernel.
visto che i moduli te li mette in automatico dove devono stare ma il
kernel nuovo no, lo facciamo noi.

tu@tuopc:/usr/src/linux# cp arch/i386/boot/bzImage /boot/vmlinuz-2.4.19

cosi’ copi il kernel creato (bzImage) nel posto giusto con il nome
giusto. giusto per convenzione, che quello e’ il posto dove tutti
mettiamo il kernel e cerchiamo di usare nomi esplicativi di cosa
installi.
vmlinuz-2.4.19 inequivocabilmente agli occhi di chiunque appare come il
file contenente il kernel 2.4.19. ok?

poi.
bisogna informare lilo dell’installazione avvenuta.

vi /etc/lilo.conf (metto tra parentesi quadre i tasti da pigiare per
eseguire dei comandi, i caratteri / e : intendono la command line in
basso; con / si indica una ricerca nel file, con : si da un comando)

/vga=normal

alla riga dove si ferma il cursore modifichi normal con

0x317

questo ti dara’ la consolle con frame buffer in 1024×768. non male eh?
🙂
poi:

/default=linux/i

questo ti manda alla riga dove c’e’ indicata la “label” del kernel da
usare di default.

se vuoi metterci quello nuovo scrivici (per restare conforme
all’esempio)

[i]
default=linux-2.4.19

poi sotto scrivi

image=/boot/vmlinuz-2.4.19
	label=linux-2.4.19 
	read-only


[esc]
:wq

ed esci da vi. ora che hai modificato la conf aggiorni il master boot
record con le nuove informazioni

al prompt:

lilo

ti dovrebbe dire che ora linux-2.4.19 e’ added ed e’ con * vicino.
questo significa che e; il default.
reboot
e dovresti esserci 🙂

Articolo tratto da “Il Giornale” edizione Toscana

L’ombra dei no-global arriva anche nei sottoscala e nei garage. Fin laggiù
si insinua la protesta. Sta nelle mani di alcuni ragazzi che compiono
“miracoli-on-line”.
Sono gli hacker no-global, quelli che non si fanno sentire (né vedere) alla
Fortezza da Basso, ma hanno in mano la Rete. Con i portatili collegati alle
linee telefoniche veloci, quelle che gli altri esseri umani usano solo per
scaricare la posta elettronica, fanno correre i loro terribili input.
Combattono una guerra silenziosa che parte da uno schermo, finisce
sottoterra e riaffiora in modo irrimediabile nei sistemi “globalizzati”
riducendoli in brandelli.

Come in una specie di war games vogliono dimostrare che la loro guerra non
si combatte solo con i proiettili. Un “assalto” on line fa molti più danni
di Casarini ai tempi d’oro.

La loro identità è segreta. Conoscerli è difficile, incontrarli impossibile.
Eppure partecipano anche loro al Social Forum, lo fanno in silenzio senza
musica né bicchieri di vino. Ascoltano solo il ticchettio delòla tastiera
dove le loro dita corrono a una velocità incalcolabile. Eppure fanno parte
di un corteo (virtuale) che nessun agente di polizia, neppure il più
esperto, riesce a controllare. Sono una generazione cresciuta con Bill
Gates.

I loro genitori si preoccupano solo perché trascorrono le loro giornate
chiusi nella cameretta davanti allo schermo, ma non si chiedono cosa stanno
facendo. Li nutrono con spaghetti e filetti di vitella, li fanno crescere
con sani principi e poi lasciano loro la protesi di 101 tasti. Dormono con
gli orsachiotti di pelouche e sognano di creare un sistema operativo capace
di sconfiggere il monopolio di Microsoft. In realtà queste famiglie tengono
in casa dei “mostri”, si fa per dire, dell’informatica, dei geni a volte
incompresi che hanno in mano il XX secolo.

Loro non sono scalmanati, loro non lanciano sanpietrini contro i negozi
“global” né gridano “polizia assassina”. Sono “topi” online e basta.

Sono gli idealisti del web, i militari di una guerra virtuale. Ma non per
questo meno agguerrita delle altre. Non seguono l’ala dura dei no-global,
che non salda il conto al ristorante, e non pagano caffé e brioche. Sono
indifesi come bambini quando non hanno il loro pc tra le mani. E hanno lo
sguardo smarrito quando si allontanano da un Internet Point. Senza la loro
arma virtuale sono innocui. Però vivono e si eccitano violando sistemi
protetti, tenendo in mano banche oppure amministrazioni. Sono hacker e fanno
paura perché con un virus ti inchiodano il sistema e con una mail fanno
danni incalcolabili. E contribuiscono a bassa voce alla causa no-global.

Qualcuno di loro si è concesso una divagazione alla Fortezza da Basso: pochi
minuti però. Il loro compito è un altro: nel loro rifugio, a prova di
Polposta, danno sfogo all’innato istinto informatico. Passano da Windows a
Linux, sfondano barriere virtuali create da “poveri ingenui” pagati dalle
ditte per creare sofisticati programmi che però non hanno neppure bisogno
della password per entrare. Quello dell’hacker è una vocazione, un istinto
irrefrenabile di sfidare chiunque ti si para davanti nel web.

Sono okkupazioni on-line. Ed è anche un utile strumento per conoscere i
progetti di altri poveri disgraziati che confidano i loro segreti a quella
maledetta scatola di latta. Polizia compresa.

Attivisti in azione a Firenze

Da “Il Manifesto”
di BENEDETTO VECCHI

“Don’t hate the media, become the media”. E’ lo slogan alla base dell’esperienza di Indymedia, divenuto in pochi tempo l’indicazione politica di tutto il “movimento dei movimenti”. Proliferazione di fanzine, riviste, siti Internet, newsletter, rilancio delle radio “alternative”, sperimentazioni di tv e radio satellitari: è quanto hanno messo in campo i mediattivisti da Seattle in poi. E se a Genova le centinaia, se non migliaia videocamere hanno documentato la repressione da parte delle forze dell’ordine, a Firenze è stato cercato di fare un ulteriore passo in avanti. Mossi dalla convinzione che i “saperi e le competenze” debbano essere messi in comune, gli organizzatori del Forum sociale europeo hanno pensato che a costruire il media center ci pensassero le figure più note del mondo hacker italiano. E così è stato. Un centinaio di computer messi in rete: un terzo avevano installati programmi sottoposti a copyright, il restante settantacinque per cento metteva in bella mostra Linux, il software no-copyright che consentiva di condividere, in un'”area comune”, articoli, foto, riprese, documenti. E faceva un certo effetto vedere giornalisti free-lance e attivisti seduti l’uno accanto all’altro e discutere apertamente su come raccontare un workshop o scambiarsi informazioni.

E’ stato giustamente scritto che la molteplicità è una delle caratteristiche del “movimento dei movimenti”. E infatti più che un media, a Firenze ci sono stati tanti media, compresa la stampa del social press, il giornale ufficiale del forum sociale europeo.

Partiamo dalla riunione tra una quarantina di riviste europe: periodici con anni alle spalle di studi, analisi sulgli effetti della globalizzazione capitalista. Riviste quasi sempre prodotte con pochissime risorse, facendo leva sull’apporto volontario di chi ci scriveva. Durante l’incontro, patrocinato dalla italiana DeriveApprodi, è stata però lanciata la proposta di dare continuità a una rete europea, con scambi di materiale per arricchire la mappa del “movimento globale” e per approfondire temi che rappresentano una scommessa politica: i migranti, il lavoro precario, il rapporto tra Nord e Sud del mondo, l’Europa come spazio politico del movimento (Ne parleremo nei prossimi giorni, n.dr.). Insomma, un’agorà di discussione e di elaborazione politica in simbiosi con il “movimento dei movimenti”.

Ma se la “produzione cartacea” è costellata di riviste, giornaletti autoprodotti, per le radio la strada da perseguire è quella di Radio Gap, il progetto di alcune radio alternative e comunitarie che ha avuto il battesimo a Genova e che a Firenze ha invece fatto la diretta del forum sociale europeo.

Diverso è il caso di Hub e del Global project. E se Hub ha puntato a produrre una tv e un laboratorio di discussione sulle “forme di lotta” (il manifesto del 7/11/2002), il progetto sulla comunicazione dei “Disobbedienti” prevedeva una televione e una radio satellitare, nonché il Global magazine, un mensile prodotto da disobbedienti e non che ha l’obiettivo di “mettere in relazione realtà di movimento, operatori dell’informazione e intellettuali eterodossi”. Usciti dalla Cascine, chi ha partecipato a questa esperienza vuol dare continuità al progetto a livello locale. Infine c’è Carta, il settimanale da sempre del movimento che ha contribuito non poco alla costruzione del media center e che alla Fortezza da basso ha messo a disposizione il proprio sito web per informare sulle attività del forum sociale europo.

E’ un elenco di certo impreciso, perché la proliferazione è un fenomeno spesso difficile da radiografare. Ma una cosa è sicura: la scelta del movimento dei movimenti di sperimentare media propri ha costretto i media tradizionali a misurarsi su questo terreno. Dal confronto, i giornali e le tv “tradizionali” non ne sono usciti molto bene. Nella stragrande maggioranza hanno gridato “al lupo, al lupo”. Ma a Firenze è accaduto altro: ha semplicemente preso corpo quell’invito a don’t hate the media, become the media.

note sul Traffic Shaper usato al fse

Per poter garantire alle radio presenti nel media center la possibilità
di mandare in streaming il loro contributo senza interruzione, e quindi
di avere una certa quantità di banda sempre a loro disposizione,
abbiamo implementato un traffic shaper sull’ultimo router esterno.

La soluzione scelta è stata di usare la disciplina HTB

(ancora allo stato di patch per il kernel 2.4.19, inclusa ufficialmente
a partire dalla versione 2.4.20), che permette un controllo molto
affidabile e poco “pesante” della banda in uscita. Per questo
ci siamo prima dovuti procurare il patch necessario per la
versione del kernel qui:

http://luxik.cdi.cz/~devik/qos/htb/

(disponibile anche in copia locale).
Il file .tgz contiene sia il patch per il kernel che un patch per
il comando `tc’ (parte di iputils), comunque contiene anche una
versione binaria di tc già corretto, che è sufficiente sostituire
alla vecchia.

Per facilitare la configurazione dello shaper abbiamo usato

htb.init:

http://sourceforge.net/projects/htbinit